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Dopo 20 anni Fondazione MilleSoli continua a “guardare al di là delle nuvole”. Parla il presidente

20 Ottobre 2025

Vent’anni fa, un piccolo gruppo di volontari partiva per l’India con un sogno semplice e potente: restituire dignità e futuro ai bambini delle strade di Mumbai. Da quell’esperienza è nata Fondazione MilleSoli, oggi ETS riconosciuta a livello nazionale, che continua a “guardare al di là delle nuvole” — come recita un antico proverbio indiano da cui trae ispirazione. Per MilleSoli questo significa non fermarsi mai: trasformare ogni ostacolo in opportunità, ogni filo spezzato in una nuova trama di speranza.

In due decenni di impegno, MilleSoli ha costruito scuole, case di accoglienza e progetti di formazione che hanno cambiato la vita di centinaia di bambine e bambini. Oggi, mentre celebra il suo ventesimo anniversario, la Fondazione rinnova la sua missione con iniziative che intrecciano educazione, empowerment femminile e sostenibilità, come il nuovo Progetto Sartoria, nato in collaborazione con la scuola di moda AFOL e l’associazione Rosa Genoni.

Ne abbiamo parlato con Alessandro Caglieris, presidente di Fondazione MilleSoli.

Alessandro Caglieris, presidente di Fondazione MilleSoli

Fondazione MilleSoli nasce dal volontariato in India e oggi festeggia 20 anni di attività. Cosa significa per voi “andare al di là delle nuvole”?

Ci sono sempre Millesoli al di là delle nuvole è un vecchio proverbio Indiano da cui ci siamo sempre fatti guidare. Per noi “andare al di là delle nuvole” significa soprattutto non fermarsi davanti agli ostacoli che troviamo sulla nostra strada, siamo una squadra resiliente in questo senso, un problema per noi rappresenta l’opportunità di guardare la cosa da un altro punto di vista, è la chiave che ci accomuna.

In che modo è cambiato il vostro modo di operare in questi anni, dal primo volontariato sul campo alla struttura attuale di ETS riconosciuta a livello nazionale?

Siamo cresciuti enormemente, sostenuti inizialmente da un’azienda italiana che opera nel Real Estate, siamo partiti come un gruppo di colleghi nel 2000 che raccoglievano piccole somme, ci siamo costituiti poi come Fondazione nel 2005 ampliando anche la nostra odiens a tutte le grandi e piccole aziende legate al mondo immobiliare che ancora oggi ci sostengono con partecipazione e calore. Oggi siamo una Fondazione che scrive i suoi primi progetti sociali con la possibilità di attivare diverse collaborazioni, la forza della rete è fondamentale. Il sostegno di molti nostri donatori non ci è mai mancato e spesso sono loro che attivano iniziative sul loro territorio con amore e spirito di servizio, torniamo giusto da Torino dove Manuela ha creato un evento in una deliziosa Boutique di gioielli.

Quali sono i valori che continuano a guidare la Fondazione oggi, dopo due decenni di progetti e sfide?

Sicuramente la trasparenza verso i nostri donatori con cui cerchiamo sempre di avere una buona corrispondenza e raccontiamo con cura i nostri progetti e i nostri intenti, questi ultimi due anni sono stati particolarmente faticosi, abbiamo ricostruito molto del nostro operare. Ci sentiamo liberi di poter evolvere, abbiamo raggiunto la maggiore età ora siamo pronti per fare grandi passi e il progetto di sartoria è il nostro primo progetto importante per creare un impatto reale nelle comunità che seguiamo da anni.

Il progetto “Anmol” è il cuore pulsante della vostra missione. Come è nato e come si è evoluto negli anni?

Anmol in lingua Hindi significa “senza prezzo”, è nato con 5 bambine che vivevano in un sottoscala, che possedevano solo sé stesse, ora sono più di 400 bambine e bambini che possono frequentare regolarmente la scuola, 13 edifici realizzati e sostenuti, una buona parte a Mumbai e provincia, oltre a progetti singoli che hanno finanziato la realizzazione di classi pomeridiane e per il recupero compiti, lingua inglese, computer class.

Le case di Uttan, Kopar e Kesnand rappresentano tre luoghi simbolici della vostra azione. Qual è la loro specificità e come cambia il percorso di crescita delle bambine nei diversi centri?

I tre centri sono collegati al centro di pre-accoglienza di Wadala. A Wadala accogliamo le bambine provenienti dalla strada, dopo un breve periodo nel centro di pre-accoglienza, dove si abituano a vivere in contesto sicuro e accogliente, dove sono considerate bambine e non merce di scambio vengono poi trasferite a Uttan, un piccolo villaggio di pescatori alle porte di Mumbai, dove frequentano le scuole primarie e attiviamo percorsi di formazione, al momento in essere quello sulla sartoria, Kesnand, villaggio vicino alla città di Pune, è il centro di accoglienza dove le bambine frequentano le scuole secondarie, oltre a diversi tipi di formazione qui hanno la possibilità di collaborare alla gestione della fattoria presente a Kesnand, crescendo e prendendosi cura degli animali e coltivando orti e terreni, le materie prima servono per la sussistenza della casa e spesso riescono a vendere alcuni prodotti nel mercato vicino.

Avete appena lanciato il Progetto Sartoria, un’iniziativa che unisce formazione, moda sostenibile ed empowerment femminile. Come è nata questa collaborazione con la scuola di moda AFOL e Rosa Genoni?

Sonia che è la nostra responsabile del fundraising è entrata in contatto con l’associazione di Rosa Genoni per la realizzazione di un mosaico, per Sonia è stato un progetto karmico che continua a ispirarla, ed è proprio pensando a questa figura incredibile che è nato il progetto in collaborazione alla scuola di Moda Afol. Desideriamo mandare due docenti italiane in India per insegnare un livello superiore alle nostre classi del laboratorio di sartoria che abbiamo in India, e far conoscere la figura di Rosa Genoni, che non è molto lontana da quel mondo e che possa ispirarle. Ci prefiggiamo l’obiettivo importante di cominciare a mettere le basi affinché ciascuna bambina, anche la più povera possa costruire un futuro, anche imprenditoriale per realizzare sé stessa e i suoi sogni. Sono parecchie le aziende di Moda che stiamo contattando anche con il supporto dell’associazione di Rosa Genoni e Afol Moda e siamo sicuri che si possano stringere molte alleanze e unire le forze per creare diversi progetti a sostegno di una moda più sostenibile, capi originali nel rispetto di tutte le parti coinvolte.

Quali risultati vi aspettate da questa prima “capsule MilleSoli”? Potrebbe diventare un modello replicabile in altri contesti o paesi?

Come primo passo speriamo che siano accessori che possano essere venuti sul territorio indiano con una linea occidentale, che tanto piace agli indiani, e una più orientale per i nostri sostenitori. Ma vorremmo che le nostre ragazze cominciassero a pensare a loro stesse come capaci di cambiare la loro vita e cucire un futuro su misura. Un empowerment femminile che le permetta di esprimere i loro talenti. Più che un modello replicabile in altri Paesi, ci auguriamo che, dopo una prima capsule, l’expertise delle aziende coinvolte possa aiutare le ragazze a sviluppare competenze nella modellistica, nella sartoria e nella conoscenza dei tessuti. L’obiettivo è sostenerle nella creazione di piccoli laboratori indipendenti, dove possano realizzare e vendere i propri capi originali, tramandare le competenze acquisite e contribuire al benessere della comunità attraverso un modello circolare. Dopo il laboratorio di Uttan ci piacerebbe portare lo stesso modello nelle altre due case e magari a Goa dove c’è la nostra referente storica.

Il Progetto Pulmino per Kasarkod risponde a un bisogno molto concreto: l’accesso alla scuola. Come si struttura e in che tempi pensate di poterlo realizzare?

Diverse aziende stanno sostenendo vari costi dei servizi che le suore si trovano a dover affrontare durante l’anno, siamo ancora alla ricerca della dotazione di un pulmino. Speriamo di poterlo donare entro il 2026 abbiamo attivato diversi canali che speriamo si possano chiudere positivamente.

Tra i vostri progetti storici ci sono anche i 10 Villaggi di Dakor. Come si integrano queste attività con le nuove iniziative focalizzate sull’empowerment femminile?

L’India è davvero affascinante ma anche una realtà molto distante dalla nostra, mentre nelle case di accoglienza le nostre ragazzine e donne si cimentano in grandi progetti, i 10 villaggi di Dakor a stento riescono a tenere il passo. Sono villaggi dove c’è moltissima povertà e difficilmente i bambini frequentano le scuole. Solitamente i bambini vivono per le strade e fino ad oggi abbiamo cercato di mandare in quei loghi un maestro a fare lezione sui marciapiedi o all’interno dei villaggi se c’è un piccolo spiazzo polveroso. A volte garantiamo loro qualche merendina che per molti è l’unico pasto della giornata. I più piccoli vagabondano per le strade mentre i più grandi si occupano della casa e dei fratelli o lavorano nei campi, inutile dire che tra maschi e femmine, sono spesso le femmine a pagare un prezzo più alto.

Sempre più aziende oggi cercano di coniugare business e responsabilità sociale. In che modo Fondazione MilleSoli costruisce progetti personalizzati (custom) per le imprese?

Quest’anno stiamo sviluppando e allargando la rete di collaborazione con le aziende, fino ad oggi abbiamo lavorato prettamente all’interno della rete delle aziende del mondo immobiliare oggi ci stiamo aprendo a molte aziende nel campo della moda che possano comprendere bene il valore del nostro progetto sartoriale e alle aziende di formazione. Ci sono tanti ambienti dove poter intervenire, quindi qualsiasi azienda particolarmente creativa può davvero pensare di creare con MilleSoli un progetto innovativo. Il limite qui è solo la creatività. Sonia e Sergio sono operativi con tutta questa parte e stanno aiutando molti donatori a organizzare eventi di raccolta fondi, team building solidali. Vogliamo riprendere anche i nostri viaggi in India, che sono sempre stati il nostro pezzo forte. Si possono sostenere i nostri progetti in tanti modi in base anche alle esigenze dell’azienda, sono partnership importanti di grande valore che vanno pensate bene e per restare in tema sartoria “cucite su misura.”

Come la Fondazione garantisce trasparenza e misurabilità dei risultati alle aziende che decidono di sostenervi?

I viaggi solidali che abbiamo fatto con regolarità prima della pandemia hanno coinvolto molti dei nostri donatori privati e aziende che potevano verificare di persona lo stato dei nostri progetti e la loro evoluzione. È sempre stato il modo in cui abbiamo operato e ci sembra il migliore, il massimo della trasparenza. Rendicontiamo i nostri progetti non solo dal punto di vista economico, ma anche con immagini e video, il primo progetto che abbiamo scritto tiene in considerazione tutti i parametri possibili per misurare l’impatto sul medio e lungo periodo.

Guardando ai prossimi anni, quali sono le priorità strategiche della Fondazione: espansione, nuove case in India, partnership educative, sostenibilità economica?

Abbiamo giusto fatto una riunione recentemente con gli obiettivi per i prossimi tre anni, abbiamo un’idea interessante per lo sviluppo di una linea solidale per una nuova firma milanese ma è ancora in fase di creazione. Ci piacerebbe attivare progetti italiani, ne abbiamo uno in cantiere che speriamo di chiudere a breve e un charity shop innovativo in Italia. Tanti progetti e sogni, anche in questo caso ci piace stare sulle nuvole con uno sguardo a ciò che davvero può essere fatto. Ce la mettiamo tutta.

di Sara Fumagallo

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